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Aggiornamenti periodici che trattano temi legati alla nautica, alla sicurezza in mare, alla mobilità sostenibile, e alla tutela dell'ambiente marino. 
Queste notizie forniscono informazioni su eventi, iniziative, regolamentazioni e collaborazioni e sono pensate per mantenere aggiornati gli operatori del settore e gli appassionati del mare

Editoriale n. 146: Rotta rinnovabile

Come Vicepresidente di Assonautica Italiana, con delega alla transizione energetica e digitale, sento ogni giorno il peso e la responsabilità di un compito che non è più solo una prospettiva, ma un’urgenza nazionale: contribuire a costruire un’economia costiera, marittima e portuale sostenibile, fondata sull’energia pulita, sull’innovazione e sull’indipendenza energetica del nostro Paese. Le comunità costiere, le filiere legate alla blue economy, la cantieristica e la portualità turistica sono oggi al centro di una trasformazione che intreccia direttamente economia e clima, lavoro e ambiente. È un cambio di paradigma che richiede coraggio politico e visione industriale.

LA LEZIONE SPAGNOLA: ENERGIA RINNOVABILE, PREZZI PIÙ BASSI,
INDIPENDENZA REALE

La Spagna ci mostra che questa transizione non è un sogno, ma una realtà possibile — e vantaggiosa.
Nel 2026 la produzione spagnola da fonti rinnovabili ha superato il 57% del mix elettrico nazionale, grazie a un piano ventennale che ha privilegiato solare, eolico e infrastrutture di accumulo. Oggi, come riportano i dati ufficiali, l’energia elettrica in Spagna costa in media 45% in meno rispetto a molti altri Paesi europei, compresa l’Italia (fonte greenreport.it).
Durante la recente crisi energetica causata dal conflitto in Medio Oriente, mentre i prezzi del gas e del petrolio si impennavano, Madrid ha visto scendere il prezzo dell’energia elettrica fino a 14 euro a megawattora, contro oltre 100 euro in Italia e Germania (fonte vai elettrico.it).
Questo divario non è un effetto temporaneo: è strutturale, costruito su anni di investimenti mirati nelle rinnovabili. Dal 2019 al 2025, la Spagna ha raddoppiato la capacità eolica e solare, aggiungendo oltre 40 gigawatt di nuova potenza installata, più di qualsiasi altro Paese UE tranne la Germania (fonte it.euronews.com). Il risultato? Le famiglie e le imprese spagnole pagano oggi molto meno per l’energia. Ma soprattutto, il Paese ha ridotto del 75% la dipendenza dal gas importato, blindando la propria economia dalle oscillazioni dei mercati fossili.

L’ITALIA ANCORA APPESA AL GAS
In Italia, la quota di rinnovabili nel mix elettrico si è fermata al 48,4% nel 2025, dieci punti sotto la media spagnola. Peggio ancora, il 90% del tempo il prezzo dell’energia all’ingrosso è comunque determinato dal costo del gas, a causa del meccanismo marginale europeo (fonte greenreport.it.) È come tentare di navigare controvento con le vele ammainate: anche se il sole e il vento ci sono, lasciamo che il prezzo del gas stabilisca la nostra rotta. Così, mentre in Spagna la transizione genera risparmi e sviluppo, in Italia genera frustrazione, costi maggiori e dipendenza. La verità è che per troppo tempo abbiamo lasciato la politica energetica in mano a interessi consolidati. Grandi aziende pubbliche e para-statali, da Eni ad altre realtà legate ai combustibili fossili, continuano a esercitare un’influenza pesante sulle scelte strategiche nazionali. Si parla di transizione, ma si continua a investire miliardi in gasdotti, rigassificatori e trivellazioni in bandiera tricolore nei paesi poveri, a discapito delle economie locali legate alla pesca – la Nigeria è un pessimo esempio. È un cortocircuito che mette a rischio non solo l’ambiente, ma la sovranità energetica del Paese.


L’URGENZA DI UNA SCELTA
Non possiamo più permetterci ritardi. Ogni mese perso equivale a miliardi di euro bruciati in importazioni di energia fossile, mentre i nostri porti, le nostre isole, le nostre aziende attendono infrastrutture per produrre e utilizzare energia pulita. L’Italia ha una posizione strategica nel Mediterraneo che potrebbe renderla uno dei paesi guida della transizione energetica blu: sole in abbondanza, vento costante, mari ideali per lo sviluppo dell’eolico offshore e porti pronti ad accogliere tecnologie di ricarica e produzione locale. Assonautica, con la sua rete di sezioni costiere collegate agli operatori del mare, è in grado di diventare il portatore del cambiamento naturale per questa rivoluzione.
La transizione energetica nella “blue economy” non è solo una questione ambientale. È un progetto economico, sociale e identitario. Significa ridurre i costi gestionali delle aziende che gravitano sulle coste e delle strutture portuali, innovare le flotte, portare valore alle imprese e garantire un futuro più competitivo all’intero paese, partendo dalle Regioni che avranno il coraggio di osare.

UNA ROTTA CHIARA PER IL MARE E PER IL PAESE
Il mio impegno è quello di portare la voce del mare dentro il dibattito energetico nazionale, chiedendo un’accelerazione concreta nella realizzazione di impianti eolici off shore e parchi fotovoltaici nell’entroterra costiero in grado di produrre energia e idrogeno. Abbiamo bisogno di collegare le comunità energetiche alla produzione di energia verde, ma per fare questo servono donne e uomini giusti ai posti giusti. Dobbiamo passare dalle parole ai cantieri, dalla dipendenza alla produzione. La Spagna ce lo dimostra ogni giorno: le rinnovabili non sono un costo, ma un investimento che restituisce stabilità, autonomia e futuro. L’Italia, culla del mare e della bellezza, non può restare ancorata ai combustibili del passato. Dobbiamo alzare le vele della transizione, e farlo desso.
Un Paese che produce la propria energia pulita è un Paese libero. Una Comunità Costiera che naviga a energia rinnovabile è un simbolo di civiltà. Assonautica vuole essere la bussola di questa rotta, perché il futuro, come il mare, appartiene a chi ha il coraggio di prenderlo per primo.

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