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Editoriale n. 143 – Porti Turistici: “Via le enclave” – Una questione sociale prima che economica

Portualità

La gestione di un porto è un atto di responsabilità sociale, oltre che un complesso esercizio d’impresa.
Per rispondere in maniera adeguata alle aspettative di una Comunità Costiera che domanda un porto turistico di eccellenza serve fare chiarezza su cosa si intende per “fare bene portualità turistica” e su quali sono gli obiettivi di un’Amministrazione Pubblica o privata, che sia. Vale a dire riflettere sulle potenzialità di una corretta gestione portuale e, di conseguenza, mettere in atto azioni dove il ricavo di utili economici da parte dell’Ente di Gestione è solo una delle componenti essenziali del successo dell’impresa: senza soldi non si va lontano, ma con tanti soldi e poche idee si fanno danni.
Un “Marina di valore” deve essere un bene comune partecipato. Vi spiego perché. Il valore aggiunto di un porto turistico è costituito da varie componenti: lavoro, economia diretta e indotta, legalità, cultura, bellezza e occasioni di crescita della Comunità sotto il profilo sociale, culturale e umanistico. Può apparire quantomeno singolare che una “Marina” che è di per sé una struttura che nasce rivolta alla componente agiata della nostra società – e quindi di per sé esclusiva ed elitaria – possa diventare invece un importante “fattore inclusivo” di tutta la Comunità che lo circonda: se ben gestita, ecco il laboratorio sociale migliore possibile per una città costiera. Una struttura portuale può contribuire allo sviluppo e al miglioramento delle relazioni umane di una città portuale, della sua cultura e dei suoi valori interni. Questo tipo di crescita pone l’accento su aspetti educativi, di inclusione sociale, di partecipazione attiva dei cittadini e di promozione della diversità culturale che un porto genera in ogni dove. Un porto è da sempre un luogo di incontro di culture, lingue, origini, appartenenze, estrazioni professionali, etniche e sociali diverse.
Il tema è se si vuole o meno che un porto turistico abbia queste caratteristiche o meno: noi di Assonautica Venezia – braccio operativo della Camera di Commercio Venezia-Rovigo sulla Blue Economy – pensiamo di sì. La crescita umanistica si concentra anche sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale e sull’attenzione alle esigenze individuali e comunitarie, mirando a costruire una società più equa e solidale, partendo da una base – il porto – che solo apparentemente crea disconnessione tra chi ha una barca e chi non ce l’ha. La professionalità della gestione portuale in tema di inclusività sta nel dare accesso al mare e dal mare – in barca o a piedi – a tutti, nelle misure in cui la modulazione dell’offerta propone servizi anche popolari, in un contesto, lo si ripete, solo apparentemente divisivo.
Capita che molte strutture portuali, sia di gestione privata che pubblica, non siano accessibili al pubblico. Un porto turistico è una membrana tra il mare e la terra, e chi vi entra, se il porto è ben gestito, ha la sensazione di trovarsi in una sorta di stato elettivo, in una dimensione particolarmente favorevole, “un privilegiato”. Se però continuiamo a fare dei porti italiani delle “enclave”, vale a dire
dei recinti chiusi per ricchi, oppure delle realtà esclusive e basta (questa cosa si può fare anche tenendo i cancelli aperti e prezzi proibitivi), la nostra società (e le comunità costiere) non ne trarranno
alcun vantaggio. Nessuna spinta in grado di generare bellezza, cultura, sviluppo economico diffuso ed “armonia sociale”. Se vogliamo portare valore al sistema costiero e fluviale italiano, i porti,
tutti, devono elevare i propri standard di servizio e devono avere servizi minimi aperti a tutti, senza i quali non si riesce né a fare un sistema di eccellenza, né ad attrarre la clientela estera. Quello che
conta in una struttura portuale non è fatto solo di bagni “à la page”, di arredi lussuosi o di un bel “layout” planimetrico e di forma estetica. Gestire un porto in maniera responsabile significa impegno nel creare un ambiente in cui le persone possano esprimere appieno le proprie identità, condividere esperienze e contribuire attivamente all’armonia e al benessere di tutti: attività che devono trovare nelle risorse manageriali il loro protagonismo: servono donne e uomini al comando, con le giuste competenze. Servono quegli elementi che permettano alla membrana “porto turistico” di funzionare in entrambe le direzioni, consentendo a tutti l’accesso al mare da una parte, e l’escursione delle “Comunità Costiere” dall’altra. Le cosiddette “élite” si “bagnano” nella popolarità per essere riconosciute. E il popolo ne ha necessità per poter aspirare a diventarne parte. Senza tutto questo, il mondo non avrebbe uno dei suoi motori più potenti: “la ricerca del riscatto sociale”.

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