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Aggiornamenti periodici che trattano temi legati alla nautica, alla sicurezza in mare, alla mobilità sostenibile, e alla tutela dell'ambiente marino. 
Queste notizie forniscono informazioni su eventi, iniziative, regolamentazioni e collaborazioni e sono pensate per mantenere aggiornati gli operatori del settore e gli appassionati del mare

Editoriale n. 142 – Blue Forum 2025

Saremo davvero in grado di creare valore?

La tre giorni romana del Blue Forum 2025 – “Creare Valore” ci ha messi ancora una volta nelle condizioni di prendere piena consapevolezza dell’enorme patrimonio rappresentato dalla costa italiana e dal suo entroterra. Un dato su tutti dovrebbe bastare per farci riflettere – e per spingere chi ha il potere decisionale ad agire: un quarto della popolazione italiana vive nei primi trenta chilometri della fascia costiera.
Quindici milioni di persone che vivono vicino al mare pongono una domanda tutt’altro che banale:
al di là del privilegio di poter godere di ciò che viene comunemente inteso come svago, vacanza, paesaggio, cibo – e, per i più lungimiranti, come fonte di ispirazione – il mare italiano oggi è davvero un bene messo a servizio del Paese? In altre parole: siamo sicuri di aver davvero valorizzato, negli ultimi anni, la “risorsa mare”, almeno a vantaggio di chi vive lungo la costa? La risposta è complessa, ma – in sostanza – è no. Per cominciare, la classe politica italiana appare troppo spesso interessata principalmente alla continuità del proprio mandato. Le azioni vengono programmate in funzione delle scadenze elettorali: in cinque anni – quando va bene – non si riesce a portare avanti alcuna azione di sistema capace di cambiare la rotta della gestione del patrimonio marino-costiero. A ciò si aggiunge una “quantità industriale” di leggi che regolano le aree costiere, con competenze che si sovrappongono tra ministeri, regioni, province, comuni e una pletora di altri enti: parchi, soprintendenze paesaggistiche e ambientali, Demanio Marittimo, Agenzia delle Dogane, Capitanerie di Porto, Autorità di Sistema Portuale, Corpo Forestale dello Stato, e molti altri ancora. Il risultato? È quasi impossibile anche solo proporre interventi
che vadano oltre la mera gestione dello status quo. Una situazione che si ripete ovunque, bloccando ogni vero slancio di sviluppo, salvo i tentativi coraggiosi (ma spesso destinati al fallimento) di giovani imprenditori visionari, che si scontrano con ostacoli insormontabili. Creare valore nella Blue Economy oggi significa: creare consapevolezza presso Governo, Parlamento, Regioni, Sovrintendenze, Dirigenze e Funzionari pubblici che occorre cambiare indirizzo sulla programmazione costiera e sulle azioni conseguenti. Farcapire che il paesaggio si tutela anche intervenendo su di esso, con progetti mirati, intelligenti e strategici. Valutare ogni opera anche in funzione dell’economia sociale che può generare, e non solo, del suo impatto. Il lavoro, la legalità, ed il benessere delle nuove generazioni deve avere
il giusto peso nella valutazione costi e benefici di un’iniziativa. Far comprendere a chi ha uno stipendio sicuro e un ruolo pubblico, che la responsabilità non equivale a “rischio personale” bensì ad un dovere d’ufficio per il quale è chiamato a rivestire il suo incarico. Sì, ci sono troppe norme, troppe competenze, ma allora si avvii una seria revisione legislativa dell’intero comparto costiero.

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