Ufficiale del diporto di 2^ classe – una svolta tanto attesa
Dopo un incessante lavoro di Assonautica Italiana, che fin dal 2005 aveva sollevato non poche questioni riguardo le figure professionali del diporto previste nel decreto n.121 dello stesso anno, con l’entrata in vigore del DM 227 del 13/12/23, nel panorama del lavoro in mare diventa “primo protagonista” il titolo di
Ufficiale di navigazione del diporto di seconda classe. La qualifica permette ai comandanti così
abilitati di operare su unità da diporto con stazza fino a 200 GT battenti bandiera italiana nel Mar
Mediterraneo e in acque interne. La nuova normativa, che ha trovato unanimità d’intenti delle
principali Associazioni di Categoria della Nautica Italiana, ha l’obiettivo di fare chiarezza e professionalizzare il settore delle unità da diporto in locazione e noleggio. Il quadro normativo, che
fino ad oggi non permetteva l’accesso in tempi ragionevoli alla professione di Comandante ed Ufficiale del Diporto, si inserisce a pieno titolo in un concerto di azioni che puntano ad animare le coste italiane, creando opportunità di lavoro e di investimento per un’ampia gamma di figure.
I giovani possono finalmente accedere agli esami senza il preventivo imbarco per 36 mesi, come accadeva prima, su una unità di bandiera italiana ad uso commerciale. Se pensiamo solo a questo filtro, comprendiamo quanto miope, o interessato, fosse stato il precedente legislatore, per limitare così pesantemente l’accesso alla professione di comando per le nuove generazioni.
Ci sono voluti quasi 20 anni, ma alla fine ha prevalso il buonsenso, anche di fronte allo stato di
continua penalizzazione del settore rispetto ai nostri competitor: Francia, Croazia, Grecia, Malta
e altri paesi mediterranei sono molte lunghezze davanti alla nostra. Anche per questa ragione io credo che sia più che doveroso esprimere la gratitudine di Assonautica Venezia, assieme alla mia personale, al gruppo di lavoro che presso il Ministero dei Trasporti, il Comando Generale delle Capitanerie di Porto e la Commissione Parlamentare è riuscito a varare la norma, garantendo a tutti la possibilità di intraprendere questa attività di comando. Una qualifica che definirei innovativa rispetto ai titoli professionali delle bandiere estere che in termini numerici si attestano ai primi livelli mondiali, relativamente al diporto.
Dico questo perché grazie alla nuova figura professionale assisteremo a breve ad un aumento di immatricolazioni di imbarcazioni e navi da diporto sotto bandiera italiana, con risvolti più che positivi per l’erario. Ma non solo questo: si pensi anche a tutte quelle unità che per anni hanno svolto clandestinamente l’attività commerciale mascherata con la prassi della locazione con skipper.
L’invito a prepararsi e a sostenere l’esame. Chi non ha il titolo non potrà avere scuse: niente titolo, niente lavoro in mare.
Con l’ormai datata entrata in vigore della norma assistiamo ad un incremento delle domande di ammissione agli esami di abilitazione; tuttavia, tra gli “skipper” c’è molto scetticismo e in più di qualche momento di confronto a livello nazionale i mugugni non mancano. L’esame, bisogna dirlo, non è facile e la materia è vasta. C’è chi avrebbe voluto un titolo più limitato in termini di stazza lorda ritenendo – a mio modo di vedere in maniera sbagliata – che l’esame per il conseguimento di un titolo minore sarebbe stato più facile. Ritengo che qualunque esame, per essere serio debba dare certezza a chi assume responsabilità di comando su una unità commerciale, di essere in grado di affrontare qualsiasi situazione di esercizio. Al di là della stazza, per la salvaguardia della vita in mare e per il conseguimento degli scopi commerciali che un armatore si prefigge, un Comandante è tale solo quando possiede preparazione, competenza, esperienza e professionalità, ai massimi livelli. Principalmente per questa ragione, credo che i canoni di valutazione ai quali le Capitanerie di Porto, sede di esami, si stanno attenendo siano generalmente adeguati.
In fase di rodaggio applicativo, ogni nuova norma necessita di tempo per trovare il giusto equilibrio tra efficienza ed efficacia: la questione delle commissioni di esame.
Una delle problematiche sollevate dai candidati riguarda la diversità di trattamento tra alcune sedi di esami. I risultati delle graduatorie parlano chiaro, ci sono state sessioni d’esame dove la percentuale dei bocciati ha rasentato livelli bulgari. Ciò è dovuto a vari fattori, tra i quali certamente la non completa consapevolezza da parte degli aspiranti Ufficiali del Diporto dell’importanza dell’abilitazione e delle relative responsabilità quando si sta al comando di una nave da diporto in uso commerciale. Tuttavia,
non di rado le domande fatte in sede di esame sono risultate particolarmente ostiche, se non in qualche caso fatte per bocciare, più che per comprendere le effettive competenze e conoscenze dell’esaminato. Fare domande sul carico delle petroliere all’esame del diporto si configura come eccessivo. Mi fermo qua. Aggiungo solo che chiederemo a stretto giro al Ministero che le domande di esame teorico riguardino questioni attinenti esclusivamente al diporto, formulate per iscritto in una sinossi redatta ad hoc ed allegata al programma d’esame, ed estratte a sorte per segmenti specifici della materia.
La consapevolezza della responsabilità è la nostra prima polizza, ma la questione assicurativa rimane un tema delicato
Concludo questo editoriale affrontando per sommi capi la questione assicurativa. Dall’adozione del decreto che disciplina la figura dell’Ufficiale di navigazione del Diporto di 2^ classe le
assicurazioni hanno un nuovo strumento per determinare la corretta dimensione applicativa del risarcimento del danno a persone e cose. Vale a dire che il noleggio mascherato da locazione con uno skipper senza titolo professionale – difficilmente vedrà le Compagnie Assicurative intervenire nella copertura di danni cagionati per responsabilità del comandante, ma anche a mio parere per responsabilità di terzi (quindi anche in caso di ragione del mezzo condotto senza titolo professionale). Ciò deve far ragionare ognuno di noi, sia che siamo armatori, skipper o semplici ospiti paganti per una gita fuori porto.






